Buchi neri primordiali

da | 2 Giu 2024

È assurdo pensare che la materia oscura sia rappresentata da particolari buchi neri? La risposta sembrerebbe essere positiva. Ma procediamo per gradi.

L’idea di buchi neri formatisi “subito” (qualche secondo) dopo il Big Bang, e quindi definiti primordiali, venne proposta per la prima volta nel 1966 dal fisico Yakow Zeldovich e poi, successivamente, studiata nel dettaglio da Stephen Hawking nel 1971. Inoltre, nel 2022, l’idea di buchi neri primordiali venne proposta per spiegare l’elevato numero di galassie antiche osservate dal telescopio James Webb.

Perché sarebbero buoni candidati? Innanzitutto, si tratta di sistemi praticamente stabili e ai quali non piace interagire con ciò che li circonda. Inoltre, si tratta di sistemi non relativistici. Tutte caratteristiche che i possibili candidati a materia oscura devono possedere. Un’ulteriore domanda che però sorge spontanea è: “Che masse possiedono questi buchi neri?” Nell’immaginario comune, i buchi neri sono oggetti gargantueschi, alcuni dei quali aventi masse milioni di volte quella del nostro Sole e per tale ragione sono detti supermassicci. I buchi neri primordiali, tuttavia, hanno masse enormemente più piccole del nostro Sole, ma grandi a sufficienza da non permettergli di evaporare all’istante e quindi di esistere. Ovviamente, esattamente come per gli altri candidati a costituenti della materia oscura, si tratta di teorie alle quali manca, per adesso, la prova osservativa. Tuttavia, è estremamente intrigante pensare che i buchi neri possano essere i costituenti di ciò che chiamiamo materia oscura.

E.L.

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